Un Botticelli che usa l'iPad David Hockney e la primavera di Londra

Cinquantadue quadri per dipingere la stagione più amata. Con il tablet. E’ l’ultima performance del più grande pittore inglese vivente. Si può ammirare su una parete intersa della Royal Academy of Arts, che gli dedica una monografia

LONDRA – La primavera in cinquantadue quadri: cinquantuno sono stampe, grandi un metro e mezzo l’una, ricavate da disegni fatti a mano con l’iPad, mentre il cinquantaduesimo è un dipinto ad olio grande quindici metri. Occupa una parete intera della Royal Academy of Arts, il museo londinese che ha inaugurato oggi per la stampa e apre al pubblico da sabato 21 gennaio (fino al 9 aprile) la nuova straordinaria esibizione di colui che è considerato (morto qualche mese fa Lucien Freud – l’unico a fargli concorrenza a questo livello) il più grande pittore inglese vivente e probabilmente il più grande del mondo.

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“L’arrivo della natura non si può fare con un solo quadro”, dice l’artista, che sembra un quadro anche lui, perfetto in ogni particolare, cappottone nero, berretto di tweed alla Andy Capp, sciarpa sgargiante, impeccabile vestito grigio sotto. “Ho sempre desiderato fare un grande quadro sull’arrivo della primavera, quando le foglie cominciano a sbocciare sugli alberi e pare che volino nello spazio in un modo meraviglioso”. Ma un quadro non bastava: così ne ha fatti 52, utilizzando la tecnica messa disposizione dal progresso tecnologico, l’iPad, “una application che costa appena 8 sterline”, spiega Hockney, “e che ti permette di dipingere con le dita sullo schermo, facendo il pennello grosso o fino, mescolando il colore, cambiando la luminosità, e puoi tenerti questo apparecchietto in tasca, non hai bisogno di portarti dietro nulla, né tele, né matite, né acqua, niente di niente. Oh, come sarebbe piaciuto l’iPad a certi artisti del passato, a Tiepolo, a Van Gogh. L’unico svantaggio è che non senti la resistenza della carta alla matita o al pennello, un fattore importante per chi disegna o dipinge, ma i vantaggi superano gli svantaggi”.

Non gli bastava un quadro, per fare l’arrivo della primavera, e non gli bastava una primavera: ce ne sono volute quattro, la prima per osservare, la seconda e la terza per preparare, fare bozzetti, immaginare il tutto, e la quarta per dipingere, sull’iPad o su tela, i 52 quadri intitolati “The arrival of spring in Woldgate, East Yorkshire, in 2011”, che sono al centro dello show alla Royal Academy. Nato nello Yorkshire, Hockney lo ha lasciato prima per Londra per diventare uno dei ragazzi prodigio della Pop Art inglese dei primi anni Sessanta, quindi per emigrare in California del sud, dove abita da quarant’anni a due passi dall’oceano Pacifico, ed è alla West Coast e più in generale all’America che ha dedicato gran parte della sua produzione. Ma poi, negli ultimi anni, ha sentito l’esigenza di tornare un po’ a casa propria, di rivedere la terra e i colori in cui è nato e cresciuto, un amarcord pittorico il cui risultato sono non soltanto i 52 quadri sull’arrivo della primavera ma pure svariate altre decine, il cui tema è sempre lo stesso: lo Yorkshire, il ritorno alla natura del pittore delle free-way californiane intasate di traffico e delle piscine hollywoodiane.

“Sì, ho passato trent’anni in California, dove la primavera è breve, quasi non te ne accorgi, è sempre estate da quelle parti, così tornare a casa ha avuto un grande impatto visivo”, racconta. “E la primavera è uno stupendo spettacolo da guardare”. Lui lo ha guardato non solo con gli occhi e non lo ha disegnato solo con matite, pennelli ed iPad: lo ha anche filmato, con diciotto telecamere mobili attaccate alla propria jeep, riprendendo il passaggio dalla neve dell’inverno alla luce della primavera nei campi, nei boschi, nei vialetti accanto alla casa della sua infanzia. Anche quello un modo nuovo di dipingere, per un artista che ha sempre cavalcato l’innovazione. E si rimane affascinati, frastornati, stupefatti, da questa mostra intitolata “A bigger picture”, allusione alla sua famosa serie californiana “A bigger splash” ma pure alle dimensioni mastodontiche di questi coloratissimi quadri che somigliano a un trip lisergico in chiave bucolica: soltanto l’occhio di Hockney poteva vedere così, e così reinterpretare, il tranquillo countryside inglese.

fonte: repubblica.it


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